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Impianto telefonico e d’antenna: come fare…

La Guida CEI 64-50 si occupa di impianti telefonici e di antenna al capitolo 4.8, come servizi comuni dell’edificio, e ai paragrafi 5.1.3 (Impianto telefonico) e 5.1.6 (Impianto di antenna), per quanto riguarda le unità abitative.

In essa si consiglia di predisporre canalizzazioni separate per i diversi impianti: elettrico, telefonico, citofonico e di antenna, anche se, dal punto di vista della sicurezza, sarebbe sufficiente che i relativi cavi di energia siano conformi alle rispettive norme di prodotto, abbiano caratteristiche equivalenti al doppio isolamento e le cassette siano provviste di setti separatori. L’importanza che hanno assunto i cosiddetti impianti ausiliari ha imposto da tempo l’utilizzazione di canalizzazioni separate, che offrono tra l’altro notevoli vantaggi: facile individuazione e sfilabilità dei conduttori, ispezionabilità delle giunzioni, ecc. Si tenga presente inoltre che è vietata la coesistenza degli impianti telefonici nella stessa sede degli altri impianti (citofoni, campanelli, impianti d’antenna radio e TV, ecc.).

IMPIANTO TELEONICO
L’impianto telefonico, per quanto riguarda i servizi comuni di un edificio residenziale, è costituito di tre parti:
- canalizzazione per il collegamento dell’edificio ai terminali di rete;
- armadietto ad incasso, con sportello a serratura fornito dalla Telecom, contenente i terminali della rete telefonica pubblica;
- montanti e cassette di derivazione per portare le linee telefoniche di utente alle singole abitazioni per ogni vano scala.
Per quanto riguarda le prime due parti è necessario prendere contatto con la Telecom.
In genere, come viene riportato nella Guida CEI 64-50, il raccordo dell’edificio alla rete telefonica pubblica è posato in un cavidotto interrato in materiale isolante secondo la Norma CEI EN 50086-2-4, la cui dimensione, concordata con la Telecom, non deve avere un diametro inferiore a 125 mm.
Gli unici consigli forniti dalla Guida riguardano il percorso del cavo all’interno del corpo edilizio, che deve essere facilmente ispezionabile e liberamente accessibile in ogni momento e in ogni punto.
L’armadietto ad incasso per terminale di rete unificato deve essere raggiungibile senza l’ausilio di alcun tipo di scala, con un’altezza dal pavimento di 90 – 120 cm. Normalmente è previsto un terminale di rete per ogni vano scala, in corrispondenza della partenza dei montanti.

Montanti e cassette di derivazione
Per portare le linee telefoniche di utente alle singole abitazioni, per ogni vano scala deve essere predisposto un proprio montante.
Il montante è costituito generalmente da tubazioni in PVC che devono salire verticalmente dai terminali di rete, posti di solito nello scantinato, possibilmente senza curve; in caso di necessità:
- le curve devono avere un raggio minimo, non inferiore a dieci volte il diametro interno del tubo;
- se si deve cambiare bruscamente direzione occorre interporre una scatola di deviazione.
In corrispondenza di ogni piano deve essere installata una scatola di derivazione incassata nel muro a 25-35 cm dal pavimento.
La scatola di derivazione si deve trovare nel vano scale o comunque in luogo accessibile senza dover entrare nei singoli appartamenti; da essa si dipartono le diramazioni per le singole utenze.
I tubi di ascesa devono essere accuratamente imboccati nelle scatole e se ne deve curare l’allineamento.
Per ogni vano scala deve essere previsto:
- fino a 10 unità immobiliari un tubo protettivo con diametro esterno di 32 mm;
- da 11 a 24 unità immobiliari due tubi affiancati da 32 mm;
- oltre le 24 unità immobiliari o in edifici aventi caratteristiche particolari, la soluzione più idonea va esaminata congiuntamente alla Telecom.
La Telecom, come viene ricordato dalla Guida CEI, chiede in genere al costruttore di posare il cavo telefonico, il quale, nel tratto che va dall’armadietto posto alla base delle canalizzazioni montanti fino alla prima scatola posta nell’appartamento, non deve avere interruzioni.
I collegamenti dei montanti nell’armadietto devono essere numerati, possibilmente con il numero corrispondente con quello dell’appartamento.
Nella Guida si consiglia di predisporre anche un tubo protettivo del diametro di almeno 16 mm, per consentire il collegamento delle eventuali masse dell’impianto telefonico – che devono essere collegate a terra per realizzare la protezione contro i contatti indiretti – con l’impianto di terra unico dell’edificio.

Distribuzione nell’appartamento
Dalle scatole di derivazione si dipartono dei tubi in PVC (diam. 20 mm), uno per ogni appartamento del piano, che fanno capo ciascuno a due scatole unificate poste nel locale d’ingresso di ogni abitazione.
La Guida CEI 64-50 consiglia di porre, accanto alla scatola del primo punto telefonico, altre due scatole da incasso con le pareti adiacenti e comunicanti tra loro.
E’ comunque bene installare vicino anche una scatola con una presa di corrente per facilitare l’abbinamento con apparecchi che necessitano di alimentazione elettrica.
Da questo punto parte la distribuzione telefonica interna all’appartamento che viene realizzata con un unico tubo ad anello chiuso, che attraversa tutti i locali dell’abitazione, escluso solo (se non è necessario per ragioni di percorso) il bagno, ed ha inizio e fine nelle due scatole poste all’ingresso, in modo da costituire un anello chiuso (senza interessare il tratto di tubazione che collega tali scatole con la scatola di derivazione posta nel vano scale).
In tal modo si ottiene la massima flessibilità di installazione e può essere realizzata qualsiasi configurazione dell’impianto telefonico.
Preferibilmente il tubo deve essere posato sotto pavimento ed in questo caso occorre utilizzare quello della serie pesante; se invece il tubo è posato a parete può essere utilizzato quello della serie leggera. Sono da evitare brusche variazioni di direzione con raggi inferiori ai 200 mm, diversamente, occorre installare nel punto di variazione una scatola unificata.

Nella tubazione ad anello devono essere infilata trecciola telefonica tenendo presente che:
- la trecciola, di colore rosso-bianco, deve essere del tipo a due conduttori di rame 0,6 mm stagnati e isolati in PVC;
- la trecciola deve avere un percorso ad anello ininterrotto con partenza ed arrivo alle due scatole poste all’ingresso;
- in corrispondenza di ogni scatola deve essere lasciata una ricchezza di conduttore di circa 40 cm senza che la trecciola venga tagliata.

Scatole e prese
Per l’esecuzione dell’ impianto telefonico di abitazioni, è indispensabile utilizzare le apposite scatole telefoniche unificate SIP da incasso.
Sono scatole di plastica quadrate aventi le dimensioni di 7x7x4 cm, dotate di sporgenze posteriori che ne facilitano il bloccaggio nel muro. Inoltre hanno due fori per lato, chiusi da un diaframma asportabile per l’ingresso della tubazione.

Possono essere di due tipi il tipo normale (A) e il tipo per edifici prefabbricati (B), quest’ultimo caratterizzato dagli imbocchi conici per permettere l’introduzione dei tubi.
Le scatole vengono fornite con un coperchio fissato mediante una vite centrale; il coperchio è costituito da tre parti che si possono staccare, in modo che il coperchio stesso possa fungere da cornice per i vari frutti che vanno installati nella scatola.
Tutte queste scatole vanno montate a filo della parete finita, come le scatole dell’impianto elettrico.
I frutti telefonici sono costituiti da:
- presa telefonica normale del tipo tripolare;
- presa telefonica con protezioni, analoga alla precedente e con il medesimo schema circuitale, solo che nel frutto è inserito anche l’alloggiamento per i fusibili di protezione; essa viene installata come prima presa all’inizio dell’ anello;
- suoneria terminale: viene installata in una delle due scatole all’ingresso ed elettricamente è la parte terminale dell’anello.
Schematizzazione dell’impianto a spina
La linea di utente è costituita dal cosiddetto “doppino telefonico” che collega i vari apparecchi mediante prese a tre terminazioni. Come si vede in figura -( Schema di impianto telefonico a spina – con apparecchio inserito e a riposo la linea è chiusa sulla suoneria terminale ), il filo “a” della linea è collegato anche alla terminazione uscente per mezzo di un contatto che risulta chiuso quando l’apparecchio non è collegato alla presa: in tal modo il filo “a” risulta prolungato oltre tutte le prese e può giungere fino alla suoneria posta al termine della linea. Quando giunge una chiamata in arrivo e tutti i telefoni sono disinseriti, viene attivata la suoneria terminale. Se si collega un telefono a una presa il contatto 2 viene aperto, tuttavia la continuità del filo “a” risulta assicurata dal contatto 4 interno all’apparecchio; la chiamata pertanto attiva sia la suoneria finale sia quella dell’apparecchio. Se si solleva il microtelefono per mettere in funzione l’apparecchio i fili “a” e “b” della linea si chiudono sul circuito di conversazione, mentre il contatto supplementare 4 si apre e interrompe la continuità del filo “a” a valle di quell’apparecchio, escludendo la suoneria terminale. Se all’impianto vengono collegati due apparecchi, nella posizione di riposo (figura – Schema di impianto a spina con due apparecchi inseriti) su entrambi avviene il prolungamento della linea per cui la corrente di chiamata può giungere fino alla suoneria terminale.

Se si solleva il microtelefono del secondo telefono, esso può operare normalmente poiché il primo a riposo prolunga regolarmente il filo “a”. Se infine si rendono attivi entrambi gli apparecchi solo il primo può funzionare: infatti esso, quando si solleva il microtelefono, tramite i contatti 4 e 5, seziona il filo “a” e cortocircuita la linea a valle quindi non prolunga la linea fino al secondo che rimane muto qualsiasi manovra si compia. Questa disposizione del circuito evita che si possano collegare in parallelo i due apparecchi in funzione e che si possa parlare contemporaneamente dai due o effettuare l’ascolto abusivo da uno di essi.

IMPIANTO DI ANTENNA
Gli impianti di antenna devono essere considerati parte integrante del complesso degli impianti tecnologici che l’installatore viene chiamato a realizzare completamente, o quantomeno a curarne la predisposizione o l’installazione.
Nei nuovi edifici poi, ove siano previsti appartamenti privati in un certo numero, è ormai prassi prevedere un’antenna collettiva, alla quale faranno capo i servizi dei singoli appartamenti. E’ così possibile eliminare decine di antenne individuali sistemate irrazionalmente sul tetto: soluzione sicuramente da scartare per motivi estetici, tecnici ed economici.
L’impianto centralizzato (o collettivo) dovrà ovviamente permettere una ricezione di qualità sensibilmente superiore (o comunque uguale) a quella ottenibile dalle antenne individuali.

Elementi principali
Gli impianti d’antenna sono normalmente costituiti di 3 parti principali.

La prima è rappresentata dalle antenne, dai sostegni, dagli ancoraggi dei sostegni, dalle discese delle singole antenne; tutti questi elementi stanno all’esterno del fabbricato e sono fondamentalmente identici sia per gli impianti singoli che per i collettivi. Unica variante la migliore qualità delle antenne adottate per gli impianti collettivi in quanto la suddivisione su più utenti rende accettabile il conseguente maggior costo.

La seconda parte comprende gli elementi che riguardano l’amplificazione, la regolazione e la miscelazione dei segnali. Questi elementi trovano normale collocazione nel sottotetto, sebbene negli impianti piùsemplici si ricorra a volte ad apparecchi da palo. Mentre negli anni passati questa parte degli impianti singoli comprendeva il solo miscelatore, le attuali condizioni di ricezione impongono l’installazione di apparecchiature “attive” anche in questi impianti.

La terza parte è la rete di distribuzione dei segnali o semplicemente la “rete di utenza” che, negli impianti singoli, è costituita dall’unico cavo di discesa mentre negli impianti collettivi è costituita dagli elementi di ripartizione, dalla rete che alimenta le prese e dalle chiusure dei tronchi.
Questa parte costituisce il “carico dell’impianto” ed è appunto di essa, con particolare riferimento agli impianti centralizzati, che ci occuperemo.
Prima riassumiamo però brevemente le caratteristiche degli impianti singoli e centralizzati.

Singoli e collettivi
Normalmente l’impianto d’antenna singolo viene predisposto esclusivamente per la ricezione televisiva; infatti, per la ricezione radiofonica delle stazioni locali e circostanti, sono quasi sempre sufficienti le antenne incorporate all’apparecchio radio ricevente. Quando, però, è richiesta una particolare qualità di riproduzione (ricezione dei programmi a modulazione di frequenza, mono e stereofonici), non deve essere trascurata, anche per la radio, l’antenna esterna. Sono possibili impianti singoli d’antenna per le gamme d’onda L – M – C, FM, TV I ÷ TV V indifferentemente combinati. I segnali ricevuti dalle singole antenne vengono in tal caso “miscelati” e trasferiti su un unico cavo coassiale a 75 ohm di impedenza.
Piccoli amplificatori di canale transistorizzati, incorporabili direttamente nelle scatole dei dipoli delle antenne per FM e TV od inseriti in contenitori fissati al sostegno d’antenna, come pure amplificatori multibanda che amplificano contemporaneamente i segnali TV, L – M – C e FM, rendono possibile la realizzazione di un impianto di antenna singolo ogniqualvolta i segnali ricevuti sono deboli.
Gli impianti d’antenna collettivi consentono di distribuire i segnali captati dalle antenne a diversi utenti; possono venire predisposti, in qualsiasi combinazione, per le gamme d’onda L – M – C e FM – TV, da banda I a banda V.
Mentre l’energia ricevuta da un’antenna televisiva è sufficiente al funzionamento di un solo televisore, se la linea di trasferimento non è eccessivamente lunga, negli impianti centralizzati l’energia fornita dall’antenna deve essere “aumentata” (mediante un amplificatore) per permettere che, attraverso la rete di distribuzione, venga convogliata ad ogni apparecchio la quantità di potenza necessaria alla perfetta ricezione. Per determinare la necessaria amplificazione in dB (decibel) occorre quindi calcolare l’attenuazione totale che il segnale subisce lungo il percorso completo dall’antenna all’ultima presa utilizzatrice. A tale proposito è indispensabile conoscere con precisione le caratteristiche del materiale (filtri, divisori, derivatori, prese, cavo, ecc.) che si definisce “passivo” in quanto, inserito nell’impianto, introduce perdite o attenuazioni di varia entità dei livelli di segnale.
Reciprocamente il materiale che determina un incremento, o guadagno, nei livelli viene definito “attivo” e deve essere dimensionato in funzione dei livelli di segnale disponibili in antenna e delle caratteristiche della rete di utenza, che è pertanto da considerare, ai fini del calcolo di un impianto centralizzato, la parte più importante.

Schemi tipici delle reti di distribuzione
Le reti di distribuzione possono venire realizzate secondo due schemi tipici:

a) con prese collegate in cascata;
b) con prese in derivazione da linee principali.
Un terzo schema, di “distribuzione mista”, risultante dalla mescolanza dei primi due, conviene venga considerato solo nell’eventualità che le caratteristiche strutturali dell’edificio non consentano alternative: presenta infatti difficoltà di progetto notevoli e pericoli di squilibri nei prelievi di utenza. Le prese in cascata sono disposte una dopo l’altra lungo il cavo di distribuzione. Sebbene tale posizione faccia pensare ad un collegamento in serie, si ricorda che elettricamente le prese risultano collegate in parallelo. Affinché risulti mantenuto in ciascun punto dell’impianto un perfetto adattamento d’impedenza e vengano raggiunti i valori di disaccoppiamento tali, da evitare disturbi reciproci tra i ricevitori, è necessario che le prese contengano idonei “circuiti di disaccoppiamento”, siano cioé del tipo “passante”. Per evitare l’insorgere di onde stazionarie, con conseguenti disturbi alla ricezione, è anche indispensabile che ogni discesa venga “chiusa” sull’impedenza caratteristica di 75 W.
Sebbene il numero massimo di prese collegabili in cascata venga generalmente indicato dai costruttori, il calcolo tende a verificare che nel caso specifico tale numero sia compatibile con lo sviluppo in lunghezza della linea che le collega.
Il collegamento delle prese in cascata risulta conveniente, perché consente un risparmio nel cavo e quindi nell’amplificazione; funzionale, perché permette l’impiego delle prese passanti con circuito di disaccoppiamento incorporato; facile da installare perché elimina tronchi di tubazioni orizzontali facilmente ostruibili. Anche in palazzi con molti piani è ammissibile lo schema in cascata ripartendo le prese su più discese successive.
Viene così attuato il “livellamento” dei tronchi di utenza (cioé il contenimento delle differenze fra il livello di segnali di frequenza diversa alle prese più sfavorite dell’impianto) e il contenimento, entro limiti tollerabili, delle differenze di livello di segnale fra le prese più vicine e quelle più lontane dalle centrali di amplificazione.
Quando nello stabile non fossero state previste le canalizzazioni per la distribuzione in cascata, o non sia possibile il passaggio da un piano all’altro, o nel caso di particolari esigenze, la distribuzione può essere effettuata anche in derivazione.
Il cavo coassiale di distribuzione unisce direttamente i derivatori di utente, nei quali sono inseriti i circuiti di disaccoppiamento.
Le prese di tipo non disaccoppiato o “di derivazione”, sono collegate, tramite cavi di utente, alle linee principali che normalmente vengono installate nel vano delle scale o, quando convenga, nell’interno degli appartamenti.
Questo sistema è meno economico perché richiede maggiori percorsi di cavo; oltre alle prese richiede dei derivatori con circuiti di disaccoppiamento; è vantaggioso ove non sia possibile realizzare più linee in cascata (ad esempio perché le piante dei vari piani sono diverse).
In conclusione, l’impianto in derivazione, utilizza il vano scale per il passaggio del cavo di discesa, e distribuisce il segnale con canalizzazioni orizzontali che terminano negli appartamenti; la distribuzione in derivazione, utilizzata soprattutto in questi ultimi anni, consente all’installatore di poter intervenire in successiva fase sull’impianto senza dover entrare nelle abitazioni, e di poter individuare eventuali guasti molto rapidamente.
Per contro, le tubazioni orizzontali sono più facilmente ostruibili e presentano a volte percorsi tortuosi.

Non bisogna dimenticare inoltre che ad ogni presa TV corrisponde un cavo che deve arrivare singolarmente alla scatola di derivazione del pianerottolo, complicando in alcuni casi la predisposizione dei tubi. Dipende quindi dalla disposizione dei locali, dal numero di appartamenti per piano e da particolari requisiti costruttivi dell’edificio la scelta di uno o dell’altro sistema di distribuzione.

Comments ( 2 )

  • marco

    quato artico è stato scritto nel 1950?

  • redazione

    Più o meno. È un articolo del 1997 come può leggere appena sotto il titolo. Raccomandiamo sempre di prestare la massima attenzione alla data di pubblicazione degli articoli, soprattutto per quelli in archivio.

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