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QUESITO TECNICO
Lo studio del tatuatore è un locale medico?

~DDevo fare un’offerta per la realizzazione di un impianto in un centro tatuaggi a Firenze. Il mio tecnico (ingegnere) mi ha detto che devo rispettare le normative vigenti in materia di studi medici, ma il committente (tramite il suo tecnico) informatosi mi ha detto che non e’ vero. Ora io non so come mi devo comportare. Il mio ingegnere mi dice che assolutamente devo astenermi dal rilasciare la conformità senza progetto. Mi dice anche che recentemente la regione toscana ha comparato gli studi di tatuaggi a studi estetici e quindi medici. Come mi devo comportare?

Daniele Pellegrini

~RL’argomento è dibattuto. L’attività di “tatuatore” non è compresa nell’elenco delle attività della vecchia Legge n.1 del 1990 “Disciplina dell’attività di estetista“, equiparate “per legge” a locali medici. Neppure il più recente decreto 15 ottobre 2015, n. 206 (che elenca gli strumenti eventualmente in uso nei centri estetici) fa riferimento alle macchinette per tatuaggi.

Per scrupolo abbiamo contattato diversi produttori di kit per tatuatori, ma nessuno degli intervistati sembra seguire quanto disposto dalle Norme sugli apparecchi elettromedicali (CEI 62-5, IEC 60601 ecc.).

Il Testo coordinato del d.p.g.r. 2 ottobre 2007, n.47/R “Regolamento di attuazione della legge regionale 31 maggio 2004, n. 28 (Disciplina delle attività di estetica e di tatuaggio e piercing)” non fa riferimento all’obbligo di progetto per l’impianto elettrico ed equipara i locali dello studio del tatuatore a quello di un centro estetico per una serie di servizi, che non riguardano l’impianto elettrico.

Trattandosi di un luogo di lavoro occorre a nostro parere fare riferimento alla valutazione del rischio del datore di lavoro, il quale, da quanto si legge nel suo messaggio, non sembra interessato ad “avere un nodo equipotenziale“.

Ricordiamo che il progetto di un impianto elettrico è sempre obbligatorio, in questo caso, appurata l’assenza di locali medici, va firmato da professionista solo se supera i limiti dimensionali indicati dall’articolo 5 comma 2 lettera c del decreto 37/08.

 

Comments ( 6 )

  • ALESSANDRO

    premesso che la classificazione medica di un locale viene comunque rilsaciata dal direttore sanitario/committente un negozio di tatuaggii non è quasi mai da considerare locale adibito ad uso medico ai sensi della norma CEI 64-8 sez. 710, vi invito a leggere i vari articoli di TNE che riprendono più volte la questione………

  • Caro Alessandro, per quanto validi possano essere gli articoli di TNE, non hanno una valenza normativa.

    Visto tuttavia che l’hai citata, ti invito a prendere visione di un articolo in cui viene indicato che il DM 206/2015 ha inserito il dermografo per micropigmentazione fra gli apparecchi elettromeccanici da estetista.
    Tale attrezzo è un parente stretto dell’apparecchio per tatuaggi.

    Dato che i locali estetici sono equiparati ai locali medici, non direi che “un negozio di tatuaggi non è quasi mai da considerare locale adibito ad uso medico ai sensi della norma CEI 64-8 sez. 710″.

    Siccome un progetto a firma di un progettista abilitato fa si che l’installatore venga sgravato di parecchie responsabilità, è conveniente che il progetto venga redatto a prescindere. In questo modo, a seguito di un eventuale infortunio…. vissero tutti felici e contenti ;)

    Alessio Piamonti

  • Antonello

    Non mi stupisco del fatto che, come spesso succede, ci sia un vuoto in una legge. Abbiamo impiegato 45 anni per correggere il simbolo dell’interuttore automatico magnetotermico e, in un attimo il valore minimo della resistenza di terra non esiste più con l’abrogazione del DPR 547/55. Secondo me dovremmo smettere di andare a scuola per tutta la vita e avere anche un’idea propria su determinate vicende. Se pensate che il produttore di vapore per la pulizia del viso, che non viene mai a contatto con il paziente, sia più pericoloso dell’attrezzo per tatuare che invece è a contatto con il paziente allora c’è ancora molto da scrivere. Non sta a noi tecnici stabilire se l’asciugacapelli è più pericoloso per il parucchiere che lo tiene in mano otto ore al giorno o per il cliente che non viene mai a contatto con questo attrezzo. Io penso che se un attrezzo è nella zona paziente ed è collegato alla rete elettrica ed è più pericoloso dello scaldacera per la depilazione, occorre l’obbligo di progetto. Ad essere prudenti e per eccesso di sicurezza non è mai morto nessuno. Credo inoltre che non si possa immaginare un impianto privo di equipotenzialità e di salva vita. Il risparmio in termini economici sarebbe di poche decine di Euro.

  • Marcello Marchese

    Alessio, Lei a mio parere è in errore. Innanzitutto il dermografo per micropigmentazione non è lo strumento del tatuatore ma un elettromedicale che viene utilizzato per sottolineare labbra, ciglia ecc. Se considera lo strumento del tatuatore un elettromedicale dovrebbe convincere le aziende produttrici (di solito poco più che artigiane) a costruirli come tali (direttive UE per esempio, ma poi norme di prodotto ecc.), peccato che di solito non avviene.
    Io (ho diversi tatuaggi eh) ho realizzato molti impianti per amici tatuatori e i nessun caso posso dire che il rischio elettrico deriva dall’impianto, semmai dagli accrocchi incredibili che ci attaccano (magari autocostruiti). Il nodo equipotenziale non aggiunge niente in termini di sicurezza secondo me.
    Inoltre Alessio credo che lei faccia il progettista e voglia tirare l’acqua al suo mulino!!! :)

    Antonello, qui nessuno ha scritto che non serve il differenziale o che non serve l’equipotenziale, ma solo che non srve che sia di tipo Ao B (assurdo) e che il nodo da locale medico non serve a un bel niente.

  • alessandro marconi

    Ho sentito parlare da parte di un tatuatore di prese polarizzate, cosa voleva dire?

  • Marcello Marchese il mio consiglio (perché di consiglio si tratta) di redigere un progetto laddove la normativa non è chiara, non è “tirare l’acqua al mio mulino” bensì è trovare un qualsiasi escamotage per tutelare quanto più possibile l’installatore che, grazie ad un progetto firmato da un tecnico abilitato, si vedrà sgravato da molte responsabilità.

    Nel precedente commento ho indicato che il DM 206/2015 modifica le precedenti leggi sull’attività da estetista, inserendo all’articolo 2 il Dermografo per micropigmentazione.

    Ecco, come ho scritto prima, c’è un articolo di TNE in cui è indicato che tale attrezzo è un parente stretto dell’apparecchio per tatuaggi.
    Quindi, visto che è stato tirato in ballo tale editoriale, ho semplicemente riportato quanto in esso indicato e con cui, in questo caso, concordo.

    Poi l’installatore è libero di fare quello che ritiene più opportuno, ma di sicuro è bene che ci pensi due volte prima di procedere nel modo che lo tutela di meno solo perchè la normativa non è chiara…

    Alessio Piamonti

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