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QUESITO TECNICO
Dichiarazione di rispondenza e verifiche di cui al DPR 462

~DL’impianto elettrico di un’azienda e’ stato realizzato nel 1998. Nel 2018 un professionista rilascia la dichiarazione di rispondenza con cui l’azienda fa la denuncia dell’impianto di messa a terra. Domanda: quando va eseguita la verifica periodica quinquennale (mai eseguita finora)?
L’RSPP dice subito, in quanto la dichiarazione di rispondenza non e’ la dichiarazione di conformità. l’ingegnere che ha rilasciato la dichiarazione di rispondenza sostiene che va fatta tra 5 anni in quanto l’impianto e’ stato controllato ora e la denuncia e’ del 2018.

Ing. Rossano Astolfi

~RIl rilascio di una dichiarazione di rispondenza (così come eventuali verifiche straordinarie) non modifica la periodicità o le scadenze delle verifiche di cui al DPR 462/01. L’impianto in oggetto doveva essere verificato ogni 5 anni (se ambiente ordinario) a partire dal 1998, data di prima installazione. Chi sostiene il contrario sbaglia: se così fosse basterebbe redigere una dichiarazione di rispondenza ogni cinque anni per non sottoporre mai l’impianto a verifica ispettiva.
Richiedete la verifica al più presto, l’RSPP ha ragione.

Comments ( 5 )

  • Ing. Giulio Passarini

    Buongiorno.
    Rilevato che:
    1 – La Dichiarazione di Conformità ai fini dell’impianto di terra è una omologazione di impianto e ne costituisce di fatto la prima messa in servizio
    2 – La DiRi deve valere per l’intero impianto elettrico, incluso l’impianto di terra. Essa comporta controlli, verifiche e misure, e poichè riferita all’intero impianto, il professionista deve essere in grado di rappresentarne lo stato di fatto, dal picchetto di dispersione allo stato di ciascun interruttore, passando per la verifiche di coordinamento e funzionamento degli interruttori differenziali con l’impianto di terra.
    3 – Visti i punti precedenti, l’obbligo di effettuare comunque la verifica periodica (quinquennale) sembra ridondante. Oppure si da per scontato che nell’esame dell’impianto sottoposto a DiRi, il Professionista non verifichi e controlli lo stato dell’impianto di terra.
    4 – Nella DiRi il Professionista, di fatto, omologa l’impianto ai fini della sicurezza, sotto la propria ed unica responsabilità, impianto di terra incluso.
    Grazie per il contributo.
    Saluti.
    Ing. Giulio Passarini

  • Piero

    Perfettamente d’accordo con il commento precedente; il suo ragionamento non fa una piega ing. Passarono.

  • Piero

    Mi correggo “ing. Passarini”

  • Damiano D

    Ing. Passarini, l’Art. 2.del dpr 462 “messa in esercizio e omologazione dell’impianto” dice che “La messa in esercizio degli impianti elettrici di messa a terra e dei dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche non puo’ essere effettuata prima della verifica eseguita dall’installatore che rilascia la dichiarazione di conformita’ ai sensi della normativa vigente. La dichiarazione di conformita’ equivale a tutti gli effetti ad omologazione dell’impianto”.
    La sua interpretazione va contro alla filosofia del controllo di parte terza sull’impianto. Sono d’accordo con la posizione della risposta al quesito.

  • GIULIO PASSARINI

    Si, anche io concordo con gli obblighi di legge. Non potrebbe essere altrimenti. Vorrei sottolineare che nella sostanza vi è un controsenso. I casi sono due.
    Caso 1: la DIRI deve comprendere anche l’impianto di terra, vero, in quanto parte dell’impianto elettrico, ed allora chi la firma o meglio, chi la esegue, si fa garante anche dell’impianto di terra, al pari di asseverare il buono stato di un qualsiasi conduttore di fase dell’impianto. A questo punto, sempre nella sostanza, la verifica di parte terza dell’impianto di terra è un “di più”. Condivisibile.
    Caso 2: nella DIRI l’impianto di terra NON deve essere verificato. Questo punto appare critico, specialmente in un tipo di impianto dove il punto di convergenza della sicurezza è dato dai due elementi, resistenza di terra e corrente di intervento dei dispositivi differenziali.
    Alla fine qualcosa non quadra nella questione sopra esposta.
    Premesso che personalmente se avessi fatto io la DIRI in oggetto, io avrei chiamato un istituto per una verifica straordinaria dell’impianto di terra, anche per una distribuzione delle responsabilità in caso di problemi in futuro; trovo comunque un controsenso: la DIRI è a tutti gli effetti un sostituto della Dichiarazione di Conformità, quindi essa dovrebbe omologare anche l’impianto di terra e coprirlo da verifica periodica per i primi 5 o 2 anni di servizio. Unico appunto alla mia valutazione è che l’elettricista omologa su nuovo impianto di terra, ed io su impianto esistente e già messo in esercizio.
    Forse questo dibattito potrebbe essere elemento di riflessione per un riesame del DM 37/08, etc.
    Cordiali Saluti.
    Giulio Passarini.

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